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I professionisti dimenticati – L’articolo di Agcult sul convegno del 18 dicembre

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Professioni culturali, al Senato il convegno per raccontare i “professionisti dimenticati”. Michela Montevecchi (M5S) chiama a raccolta i lavoratori del settore dei Beni culturali: nessun cappello politico, ma ne terremo conto nel programma.

Stiamo lavorando al programma elettorale e oggi è l’occasione per un confronto e per raccogliere proposte che riguardano le professioni dei beni culturali. Lo ha detto la senatrice Michela Montevecchi del Movimento 5 Stelle aprendo il convegno al Senato “I professionisti dimenticati: lavorare nei Beni culturali”. Montevecchi ha comunque chiarito subito che “non c’è alcun cappello politico su questo convegno, è un luogo neutro in cui alcune persone si incontrano e offrono spunti”. Al convegno sono intervenuti rappresentanti delle professioni: dagli archeologi ai restauratori, dagli storici dell’arte agli archivisti, dai bibliotecari alle guide turistiche.

“Nel corso di questa legislatura – ha detto Montevecchi – uno dei temi che mi sono ritrovata sul tavolo più spesso è proprio quello delle professioni dei beni culturali. Non stiamo trattando solo problemi legati a una professione o a condizioni lavorative dei lavoratori, ma legate a queste persone ci sono una serie di tante attività che operano sul nostro immenso patrimonio culturale. E le critiche che affliggono questo campo sono quelle che stanno portando anche a un progressivo abbandono degli studi in questo settore. Lo stato ha il dovere di garantire il diritto alla tutela e alla valorizzazione e alla ricerca scientifica nel patrimonio culturale”.

Per queste ragioni è stato importante tenere questo convegno “in Senato perché significa – ha detto Montevecchi – valorizzare una figura professionale accogliendola in un luogo istituzionale: è un gesto simbolico anche per un futuro riconoscimento di queste professioni”.

Al fianco di Montevecchi è intervenuta Giuliana Galli, direttore a contratto degli scavi a Villa dei Quintili a Roma. “Le figure degli archeologi non sono presenti a sufficienza nelle soprintendenze e quindi molto spesso le stesse soprintendenze sono costrette a esternalizzare determinate funzioni. L’archeologo avrebbe diritto alla stabilità in un paese come l’Italia. Avrebbe diritto a una retribuzione adeguata. Sarebbe opportuno la stabilizzazione di queste figure con un concorso aperto a tutti. L’archeologo non viene adeguatamente riconosciuto. Dobbiamo farci qualche domanda se è una professione in via d’estinzione”. La restauratrice Silvia Mangionello si è ispirata a Pirandello per descrivere le traversie della professione del restauratore nei confronti del Ministero con una relazione dal titolo “Uno nessuno centomila la situazione dei restauratori dei beni culturali, un paradosso tutto italiano”.

Infine sono intervenuti la professoressa Lucinia Speciale, docente di Storia dell’Arte all’Università del Salento, Michela Procaccia della Direzione generale Archivi, Francesca Cadeddu del direttivo Associazione Italiana Biblioteche e Tommaso Muccio, presidente Federazione Italiana Guide Turistiche di Bologna.

 

Articolo pubblicato da 

Agcult

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